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0 #6 Nicola Gliosca 2013-07-08 08:44
Citazione Marina Mattiaccio:
Ciao Nicola,
volevo complimentarmi per il tuo libro "Tezor do brihandi". L'ho trovato molto avvincente e di facile lettura. I personaggi sono calati perfettamente nella realtà storica, che rispecchiano fedelmente attraverso i loro caratteri. La narrazione guida il lettore alla scoperta graduale dei personaggi che caratterizzano tutta la vicenda. Mi è sempre piaciuto molto il ritratto, a volte anche esagerato, meticoloso con cui per esempio Balzac descriveva i suoi personaggi attraverso " la méthode scientifique". E' qualcosa che coinvolge e attira il lettore nella sfera privata di ciascun personaggio e tu sicuramente hai percorso questa strada. Geniale l'episodio del sogno alla fine del libro, che apre verso orizzonti sconosciuti, imperscrutabili e sempre cari al genere umano.

Marina

Ciao Marina,

grazie per i complimenti.

Quando ho cominciato a scrivere il primo romanzo: "Sep as Mena", non avevo un modello di riferimento a cui ispirarmi per scrivere una storia in na-nasu,per il semplice motivo che non ce n'erano. Non c'era nulla di analogo o di simile a un romanzo.Però a me serviva un modello. Pensa e ripensa ho deciso di prendere a modello mia nonna.Per meglio dire il suo modo di raccontare.
Mi sono ricordato delle storie che mi raccontava attorno al camino acceso quando ero piccolo.Finalmente, avevo trovato il mio "exemplum" a cui ispirarmi. Il suo modo di dire, di raccontare, di impostare le storie, di tenere desta l'attenzione. Ho cercato di fare di una tradizione orale, a cui avevo partecipato, ma solo come ascoltatore, un modello scritto. Questa è stata solo una delle difficoltà.
L'altra difficoltà è stata la mancanza di parole astratte nel na-nasu. Da qui la difficoltà di descrivere lo stato d'animo e la psicologia dei personaggi.
Non dimenticare che le storie le ho scritte prima in na-nasu e solo successivamente le ho tradotte in italiano, da qui la semplicità e l'immediatezza dell'italiano. Certamente in italiano delle storie così, non le avrei mai scritte.
Una lingua condiziona anche il tuo modo di raccontare. Scrivere in italiano, non mi interessava e non mi interessa.
Anche per l'ultimo capitolo, mi sono rifatto a quello che mi diceva mia nonna:
"Linuc arkordasa ka sane ka cinis o prije o dop surcivaju".
"Linuc ricordati che i sogni che fai, prima o poi si avverano".
Volevo lasciare il dubbio al lettore, che la storia dopo essere stata sognata da Risto, si verifichi davvero.

Stani-mi dobra, Linuc
Citazione
 
 
0 #5 Italo Costante Fortino 2013-07-08 08:36
La poesia croata
Le isole alloglotte che costellano l’Italia sono considerate, finalmente, una vera ricchezza del tessuto nazionale.
Gli Sklàvun, ossia i croati del Molise, che fanno venire in mente la comunità calabrese “Schavunea”, nei pressi di Corigliano Calabro, risalgono alle emigrazioni del XV e XVI secolo. L’espressione con cui i croati del Molise denominano la propria lingua “na našu gòvorit” (parlare a modo nostro) richiama l’uso analogo consolidato nel paese albanese della Calabria, S. Basile, dove per dire “parliamo albanese” è prevalsa la forma “fjasim a la si na” (parliamo a modo nostro).
Un punto di contatto tra la poesia arbёreshe e quella croata si può individuare nella sensazione di scoramento, nel constatare che la cultura tradizionale e con essa la lingua si avviano alla scomparsa. Nicola Gliosca, poeta contemporaneo di Acquaviva Collecroce (Kruč), presenta una ricca produzione. Da ricordare le raccolte di liriche: “Poesie di un vecchio quaderno” (2004), “Poesie in libertà” (2004), “Ancora poesie” (2008), scritte in “na našu” (la parlata di Acquaviva) con traduzione italiana a fronte. Egli consapevole della ricchezza della cultura del suo paese, avverte che un mondo culturale composito è destinato a scomparire. Dal suo animo sgorga un lamento profondo, il lamento dell’intellettu ale che ama ancora la serenità di un mondo e di una cultura che per lui è ancora vita: “Mi greda za sa krivit / kada sa vračam u Burgu / a ne nahodam več moje čeljade” (Mi vien da piangere / quando torno al Borgo / e non trovo più la mia gente).
Come la poesia di Tommaso Campera, anche questa di Gliosca, tuttavia, non è priva di speranza. I corsi e ricorsi storici interessano anche le culture che stanno per spegnersi e fanno sì che la speranza della continuità alimenti la mente e il cuore a gente che si ostina a ricorrere alla fonte. Infatti nella “Funda stara” (La fontana vecchia), il poeta rivolgendosi alla fontana “vecchia” e in “disparte”, che con generosità continua ad elargire il prezioso alimento, scrive:“mučana dajaš vodu / komu ka još ti ju prosi” (in silenzio dai l’acqua / a qualcuno che ancora te la chiede). Ampio è il ventaglio della poesia di Gliosca: spazia dalla natura, col suo ambiente accogliente che ospita l’uomo con le luci del cielo, al tappeto del verde prato e i colori dell’arcobalemo , in cui si avverte la mano del Fattore che “come il vento, non si vede, ma c’è”. Nel creato, poi, armonioso e rasserenante, sboccia il mistero dell’amore, inteso come espansione verso la natura, verso Dio, e verso la creatura più bella del creato, la donna.
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0 #4 Michela Della Penna 2013-07-07 08:19
Febbraio 2012

Ho letto con molto interesse i due romanzi " Giuseppe e Filomena " e " La casa dei Templari ".

Le pagine scorrono rapide, con storie che invitano ad immaginare e ad interpretare il senso di mistero diffuso tra le righe. Il dialogo con il lettore permette di ridurre le distanze dai protagonisti e di seguirli più da vicino.

Le descrizioni sono dettagliate, la lingua e le tradizioni del popolo sono rese vive e i grandi valori sottolineati, valori che il nostro tempo ha in gran parte cancellato.

Non mi è sfuggito il tocco di " poesia " nel delineare i personaggi con i loro diversi aspetti: " Aveva i capelli neri e ricci, occhi azzurri come il mare in un giorno sereno, senza nuvole, quando il cielo e il mare hanno lo stesso colore. " ed ancora " Gli piaceva con il pensiero tirare una linea tra una stella e un'altra, così da avere un bel disegno. " ......

Si narrano le fragilità umane, ma contemporaneame nte vengono rivelati i desideri più " puri ", più veri, come quelli che anelano alla pace interiore, immagine della bellezza del Paradiso e che vorrebbero non essere tenuti nascosti, cercando il modo di condividerli con il resto del mondo.

Complimenti e Auguri per le future pubblicazioni!

Michela Della Penna
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0 #3 Asmara Pacciardi 2013-07-05 19:30
Gent.mo sig. Nicola,
la ringrazio vivamente per il gentile pensiero avuto nell'inviarmi, i suoi due bei volumi.
Li ho letti tutti d'un fiato e mi congratulo con lei per la scelta dei contenuti, per la forma e il buon lessico usato; molto vivace e ben appropriato.
Continui a scrivere così, perchè noto in lei talento, grande capacità e molta fantasia, tali che messi insieme, divertono, interessano senza mai annoiare. Sono bei libri.
Rinnovano, in coloro che li leggono, modi di vivere, usi e costumi di Acquaviva C.C.in cui ho avuto la dimora per tre anni consecutivi, dal 1951 al 1954.
Le consiglio quindi di continuare a scrivere su questa “falsariga”, poiché secondo me è quella giusta, molto avvincente e ben chiara.
Avranno sicuramente successo come l'hanno avuta “La casa dei Templari” e “Sep aš Mena”.
Grazie ancora e molti cari saluti, unitamente ad un'infinità di auguri per i libri che verranno pubblicati in seguito.
Asmara Pacciardi ovvero La maestra di Livorno

Rosignano Solvay 26.9.2011
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0 #2 Michela Della Penna 2013-03-04 12:11
In “ Tezor do brihandi “ la lingua croata continua a mantenere vive le radici storiche del popolo di Acquaviva, la cui audacia ha permesso la sconfitta di una banda di briganti, nel lontano 1861.
Il romanzo storico e il giallo classico si intrecciano.
Molte sono le note poetiche sulle quali mi sono soffermata nella lettura: l’animo femminile si percepisce osservando i movimenti del corpo mentre danza; l’innamoramento nasce ammirando la riservatezza, la modestia, la bontà d’animo; la cura del sentimento considera il tempo necessario agli amanti per riconoscersi tra la moltitudine degli uomini e delle donne; il guardarsi senza farsi scorgere e il successivo soffermarsi nello sguardo per far parlare il cuore.
La narrazione, inoltre, sottolinea che la vanità appartiene ad una natura umana fragile
e che il desiderio di ricchezza non condivisa comporta, sovente, discordie e vendette.
La storia di una fuga, inevitabilmente , causa la perdita non solo degli affetti, ma anche della propria dignità.
Nel rispondere alla domanda finale del romanzo direi:
“ Mi piace pensare di poter cambiare i sogni che si fanno e che ancora non si avverano perché l’uomo possa lasciarsi guidare dalla mente e dal cuore per generare saggezza e passione, fusi insieme “.

Termoli 03/02/2013
Cari Auguri!
Michela Della Penna
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0 #1 Maria Teresa Bracone 2012-08-28 23:39
“La Casa dei Templari” salvaguarda e fa sopravvivere quel patrimonio espressivo ricco di tesori lessicali dell’antico idioma. L’autore si riappropria dei luoghi atavici (Kortij, Pares, Lama, ecc) della sua comunità; mantiene vive le radici identitarie con tutte le implicazioni demo – etno – ntropologiche della civiltà agro – pastorale. Il romanzo, di grande appeal divulgativo, dal racconto spigliato e diretto, suscita nel lettore profonde emozioni nel dare un volto ed un’anima ai personaggi ( Mariuccia, Rosolino, ecc.) tracciati dall’autore.
Con stima Maria Teresa BRACONE
Citazione
 

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